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Lo strano caso dell'etichetta di "formalismo" musicale

È curioso come Hanslick, per il quale la musica non potrebbe esprimere sentimenti, in quanto non esprimerebbe altro che sé stessa, sia equiparato nell'etichetta di "formalista" a Sostakovich, che fu accusato di "formalismo" dal regime staliniano. Nel primo caso (Hanslick), "formalista" è un'etichetta linguistica che serve a designare una concezione della musica vista come incapace esprimere sentimenti, mentre nel secondo caso (Sostakovich), "formalista" è l'etichetta che si dà proprio a una musica che esprime sentimenti (il neo-romanticismo di Sostakovich), per il fatto che si rifiuta con ciò di ridursi a mero veicolo di propaganda politica. Perciò, in un caso, formalista è l'accusa di non poter esprimere sentimenti, mentre nell'altro caso, formalista è l'accusa di esprimere sentimenti. L'unica cosa che se ne può dedurre, aldilà di ogni considerazione storica, è la completa inutilità dell'etichetta sotto il profilo...

Hanslick

Nel suo libro Il bello musicale , Hanslick volle svincolare la musica dalla sua condizione servile nei confronti delle parole e dell'espressione dei sentimenti. Se si accentua il primo aspetto del suo pensiero, lo si fa rientrare facilmente nel concetto di musica assoluta, nel senso romantico del termine, ossia la musica strumentale, che è infinita, in quanto desemantizzata e indefinita. Se si accentua il secondo aspetto, lo si ritiene facilmente antiromantico in quanto sostenitore di una musica che non esprime sentimenti. La questione è annosa, anche perché sia la musica di Wagner (dalla quale viene preso il termine di "musica assoluta"), sia la musica degli autori dei cosiddetti poemi sinfonici, può essere ascoltata in modo desemantizzato e per sé, come se fosse musica strumentale, indifferenti alle parole o al programma sottostante (che è fonte di ispirazione per il compositore, non per il pubblico). 

Il primo movimento del concerto per pianoforte e orchestra n. 4, in si minore, di Reinecke

È in opere come questa che si dimostra, senz'ombra di dubbio alcuno, che nel romanticismo musicale chi aveva qualcosa da dire ha già detto tutto, con magistrale eloquenza, in una sola frase, la prima, anzi, nella prima semifrase. E tutto ciò che viene dopo è, pur certo non trascurabile, tuttavia conseguente e pregnante soltanto in quanto richiama quel folgorante inizio.

Romanticismo in Reinecke

Il primo movimento del concerto per flauto e orchestra di Reinecke mostra come il romanticismo non sia uno stato d'animo, ma uno statuto ontologico. In termini d'interpretazione, il tenore corretto, comprensivo di fraseggio e scelta dell'andamento, deve rivelarne la natura né soggettiva, né oggettiva. Né un solista che esprime il sentimento direttamente, né un solista che lo esclude. Il modo giusto di interpretarlo consiste nel coglierne correttamente la concezione, a monte di ogni scelta stilistica. Nello specifico, va restituito il clima epico-mitico, in cui lo scorrere del tempo è l'essenza romantica stessa del brano, sullo sfondo del quale si muovono in modo egualmente romantico il solista e l'accompagnamento dell'orchestra, l'io e il mondo, l'uomo e la natura.

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